.png)
A circa un miglio dall’isola, tra 60 e 80 metri di profondità, individuato un cratere di circa 100 per 60 metri. Accanto alle emissioni di gas, gorgonie, macroalghe e tappeti batterici raccontano come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali estreme.
Sotto le acque di Panarea esiste un paesaggio invisibile dalla superficie, continuamente modellato dall’energia della Terra e, nello stesso tempo, abitato da forme di vita capaci di adattarsi a condizioni molto particolari. È proprio qui, sui fondali dell’arcipelago eoliano, che la ricerca scientifica ha individuato una nuova area di grande interesse non soltanto vulcanologico, ma anche naturalistico.
A circa un miglio dall’isola e a una profondità compresa tra 60 e 80 metri sono stati scoperti nuovi camini idrotermali e un grande cratere sottomarino, esteso per circa 100 metri per 60. Un ambiente nel quale geologia e biologia si incontrano e dove l’intensità delle emissioni provenienti dal sottosuolo sembra incidere direttamente sulla distribuzione degli organismi marini.
La scoperta è frutto di uno studio coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), in collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN), attraverso il Sicily Marine Centre e il Calabria Marine Centre (CRIMAC).
La nuova area si trova circa 1,5 chilometri a nord-est di Panarea. A indicarne per la prima volta la particolare morfologia sono stati i rilievi Multibeam acquisiti nell’ambito del progetto IDMAR – Infrastruttura Multidisciplinare Distribuita sul MARe – e analizzati dal gruppo di ricerca dell’INGV di Palermo coordinato da Manfredi Longo.
Le conformazioni rilevate sul fondale hanno fatto ipotizzare la presenza di vie di risalita di fluidi idrotermali mai documentate prima. Nel luglio 2026 gli studiosi hanno così deciso di osservare direttamente l’area utilizzando un ROV, un robot subacqueo messo a disposizione dall’Università di Padova e pilotato da Marco Munari della Stazione Zoologica Anton Dohrn.
Le immagini hanno confermato la presenza di un’intensa attività di degassamento all’interno del grande cratere, con emissioni distribuite sia lungo le pareti sia nella zona più profonda. Anche nell’area dei camini sono state osservate tracce di attività idrotermale recente e consistenti emissioni di gas.
Le strutture ricordano quelle della vicina Smoking Land, l’area di camini idrotermali scoperta nel 2015 poco a sud dell’isolotto di Basiluzzo. Ma è soprattutto ciò che vive intorno a queste emissioni a rendere la scoperta particolarmente affascinante.
Dove l’attività idrotermale è meno intensa, le riprese mostrano infatti un fondale ricco di vita: macroalghe verdi appartenenti alla famiglia delle Udoteaceae convivono con numerose colonie della gorgonia Eunicella singularis. Uno scenario completamente diverso appare invece all’interno del grande cratere. Qui, dove il degassamento diventa molto più forte, macroalghe e organismi ancorati al fondale sono quasi assenti e il paesaggio è dominato da estesi tappeti batterici legati alle emissioni idrotermali.
Due ambienti vicinissimi eppure profondamente differenti, che offrono agli scienziati la possibilità di osservare come la variazione delle condizioni chimiche e fisiche possa modificare la presenza e la distribuzione della vita marina.
«La scoperta di quest’area apre nuovi scenari che potranno darci informazioni sulla biodiversità di questi complessi ecosistemi», sottolinea Teresa Romeo, direttrice della Stazione Zoologica Anton Dohrn Sicilia-Calabria, evidenziando come questi habitat rappresentino veri e propri «laboratori naturali» per studiare i cambiamenti climatici e gli adattamenti degli organismi alle condizioni estreme.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della scoperta: Panarea si conferma un luogo privilegiato per osservare insieme i processi profondi della Terra e le risposte degli ecosistemi marini.
Dal punto di vista geologico, la nuova area si sviluppa lungo la direttrice tettonica nord-est/sud-ovest che collega Panarea all’isolotto di Basiluzzo. Le strutture del fondale sembrano costituire una via preferenziale attraverso la quale gas e fluidi provenienti dalle profondità riescono a risalire verso il mare.
«La scoperta di questa nuova area caratterizzata da un’intensa attività a nord-est dell’isola di Panarea suggerisce la necessità di riconsiderare l’estensione del sistema idrotermale sottomarino finora conosciuto», spiegano i ricercatori Antonino Torre, Agostino Semprebello e Alessandro Gattuso, coordinatore della ricerca e responsabile della sede operativa INGV di Milazzo.
La nuova scoperta avrà quindi una doppia importanza: consentirà di approfondire la conoscenza del sistema vulcanico e di migliorare le attività di monitoraggio, ma permetterà anche di studiare un ecosistema nel quale la vita cambia radicalmente nel giro di pochi metri, seguendo l’intensità dell’energia che sale dalle profondità della Terra.
Un patrimonio naturale nascosto sotto il mare delle Eolie che adesso la scienza comincia a conoscere un po’ meglio.










