
Le bollicine siciliane non rappresentano più soltanto una delle espressioni più dinamiche dell'enologia regionale, ma si candidano a diventare uno dei principali strumenti di promozione del territorio.
È questo il messaggio emerso dal convegno "Bollicine Siciliane. Dall'eccellenza enologica all'esperienza di un territorio", svoltosi nell'ambito della dodicesima edizione di Sicilia in Bolle, che ha riunito a Realmonte istituzioni, produttori, esperti e operatori del comparto vitivinicolo per tracciare una nuova visione dello sviluppo enoturistico dell'Isola.
Momento centrale dell'incontro è stata la firma del Manifesto della rete delle bollicine siciliane, una dichiarazione d'intenti promossa dall'Istituto Regionale del Vino e dell'Olio (IRVO) insieme ad AIS Sicilia, con il sostegno dell'Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea.
L'obiettivo è costruire un sistema capace di mettere in rete le diverse realtà produttive della Sicilia, creando un'identità condivisa per la spumantistica regionale e trasformando le bollicine in una vera porta d'accesso alla scoperta dei territori.
Il progetto guarda infatti oltre il vino, immaginando itinerari che uniscano cantine, paesaggi, siti archeologici, città d'arte, borghi storici, aree naturalistiche ed eccellenze gastronomiche, offrendo ai visitatori un'esperienza completa e autentica.
Nel corso dei lavori è emersa con forza la necessità di fare sistema per rafforzare la competitività della Sicilia sui mercati nazionali e internazionali, seguendo un modello già consolidato in altre importanti aree vitivinicole europee, dove l'enoturismo rappresenta uno dei principali motori di sviluppo economico.
Ad aprire il convegno è stato il presidente di AIS Sicilia, Francesco Baldacchino, mentre il commissario straordinario dell'IRVO, Giusi Mistretta, ha illustrato il percorso che ha portato alla nascita del Manifesto e le attività di ricerca, sperimentazione e valorizzazione portate avanti dall'Istituto per sostenere la crescita della produzione spumantistica siciliana.
Nel corso dell'incontro si sono alternati gli interventi di Gioele Micali, dedicati al valore storico e identitario dei territori, di Francesca Salvia, che ha presentato i dati aggiornati dell'Osservatorio IRVO sulla produzione regionale, e di Luigi Salvo, che ha approfondito i nuovi modelli di comunicazione e le evoluzioni dei consumi nel settore vitivinicolo.
Ampio spazio è stato dedicato anche al confronto con altre importanti realtà italiane della spumantistica. Luca Manfredi ha illustrato il modello Lambrusco, Luca Giordana le esperienze di Asti e Alta Langa, Angela Di Lello ha presentato il comparto abruzzese, mentre Igor Gladich ha raccontato il percorso di valorizzazione del Lessini Durello DOC.
La riflessione è poi proseguita con gli interventi di Pietro Pollara, che ha illustrato il contributo delle aziende di Assovini Sicilia, e di Giuseppe Figlioli, che ha evidenziato il ruolo sempre più strategico degli spumanti nel panorama enologico regionale e la necessità di costruire politiche condivise di promozione.
La seconda parte del convegno ha approfondito il rapporto tra vino e turismo. Marika Mannino ha affrontato il tema del turismo lento come opportunità di valorizzazione delle eccellenze territoriali, Mariagrazia Barbagallo ha illustrato le potenzialità enoturistiche dell'Etna, mentre Roberta Sallemi ha posto l'attenzione sul Sud Est siciliano come area di sviluppo per un turismo esperienziale di qualità.
A chiudere gli interventi è stato Marco Maccarrone, con una riflessione sul crescente spazio che gli spumanti siciliani stanno conquistando nelle carte dei vini della ristorazione.
La firma del Manifesto della rete delle bollicine siciliane ha rappresentato il momento conclusivo dell'incontro e il punto di partenza di un percorso destinato a rafforzare la collaborazione tra produttori, istituzioni e operatori del settore.
L'ambizione è quella di fare delle bollicine siciliane non solo un'eccellenza enologica, ma un autentico ambasciatore del territorio, capace di raccontare attraverso il vino la storia, il paesaggio, la biodiversità e la cultura di un'isola che punta sempre più sull'enoturismo come leva strategica per il proprio sviluppo.










