Non è stata soltanto una degustazione di vini, ma un'esperienza che ha trasformato uno dei panorami più spettacolari di Catania in un racconto sensoriale. Sulla terrazza della Badia di Sant'Agata, dove lo sguardo abbraccia il barocco della città, il mare e l'Etna, il vino è diventato una chiave di lettura del territorio, capace di intrecciare storia, architettura, sapori e cultura.
È questa la filosofia che ha animato il terzo appuntamento di "Aspettando Bianchi di Sicilia", il percorso che conduce alla manifestazione dedicata ai grandi bianchi siciliani, in programma il prossimo settembre.
Dopo le serate ospitate alla Cappella Bonajuto e a Dimora De Mauro, la scelta della Badia di Sant'Agata non è casuale. Il luogo stesso diventa il filo conduttore di un'esperienza che mette insieme cultura, vino e gastronomia in un unico racconto.
Perché il vino, in questa occasione, non è stato semplicemente degustato.
È diventato una chiave di lettura del territorio, uno strumento capace di raccontare paesaggi, storia, identità e tradizioni. Ogni calice ha dialogato con il panorama, mentre i banchi d'assaggio curati dai sommelier di AIS Catania hanno accompagnato gli ospiti alla scoperta dei vitigni autoctoni e delle espressioni più autentiche dell'enologia siciliana.
A completare il percorso sensoriale, l'aperitivo firmato Piazza Scammacca, studiato per valorizzare le caratteristiche organolettiche dei vini in degustazione attraverso un dialogo armonioso tra sapori e territorio.
Il risultato è stato molto più di una degustazione: un'esperienza immersiva in cui la bellezza è diventata il vero filo rosso della serata. La bellezza del luogo, quella custodita nei calici e quella raccontata attraverso il cibo.
«Abbiamo immaginato questo percorso proprio per accompagnare il pubblico verso Bianchi di Sicilia facendo vivere ogni volta un luogo diverso della città», racconta Mariagrazia Barbagallo, vicepresidente di AIS Sicilia e cofondatrice di Bianchi di Sicilia. «Ogni appuntamento nasce dall'incontro tra vino, patrimonio culturale e identità del territorio. La Badia di Sant'Agata rappresenta perfettamente questa filosofia: qui il panorama diventa parte dell'esperienza e il vino dialoga naturalmente con la storia e con la bellezza che ci circonda».
Una scelta condivisa anche da Nicola Vitale, cofondatore della manifestazione, che sottolinea come il progetto abbia un obiettivo preciso.
«Bianchi di Sicilia vuole raccontare il vino andando oltre la semplice degustazione. Ogni evento diventa un'occasione per valorizzare i luoghi, creare relazioni e far conoscere la Sicilia attraverso un linguaggio che unisce cultura, enogastronomia e paesaggio. È questo il valore che vogliamo trasmettere e che ritroveremo nella manifestazione di settembre».
A conquistare i partecipanti è stato il percorso di degustazione, costruito come un'anteprima dell'edizione di Bianchi di Sicilia. Nei calici sono stati protagonisti gli Etna Bianco proposti dall'Enoteca Regionale della Sicilia Orientale, autentica espressione della viticoltura etnea, affiancati dal vino bianco della Tenuta Incarrozza, che racconta le caratteristiche del territorio catanese, e da quello dell'azienda Guardi, realtà vitivinicola della provincia di Ragusa.
Tre interpretazioni diverse del vino bianco siciliano che hanno permesso ai partecipanti di compiere un viaggio tra territori, vitigni e identità produttive dell'Isola.
E mentre il sole lascia spazio alle luci della sera e i riflessi dorati si posano sulle cupole della città, il calice diventa il punto d'incontro tra ciò che si osserva e ciò che si assapora.
È in quell'istante che si comprende il senso più autentico di Bianchi di Sicilia: fare del vino non soltanto un prodotto da degustare, ma uno straordinario strumento per raccontare la bellezza della Sicilia.











