C’è un profumo preciso che accompagna il racconto di Paolo Rametta: quello del miele scaldato dal sole degli Iblei, della cera lavorata dagli apicoltori, delle erbe selvatiche che crescono tra Palazzolo Acreide, Sortino e le vallate del Sud-Est siciliano.
È da lì che nasce lo “spirito di miele”, antico distillato della tradizione iblea che la distilleria artigianale Monterbe ha deciso di riportare alla luce dopo secoli di produzione quasi clandestina.
«Noi non volevamo inventare qualcosa di nuovo — racconta Rametta — ma recuperare un prodotto che appartiene alla storia del territorio».
Fondata nel 2018 a Palazzolo Acreide, Monterbe è oggi la prima distilleria artigianale della Sicilia autorizzata alla produzione dell’acquavite di miele iblea, riconosciuta nel 2021 dal Ministero come Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano.
Un riconoscimento che segna un passaggio importante non soltanto per la distillazione siciliana, ma anche per un’intera cultura legata al miele e all’apicoltura.
Per Rametta, infatti, il suo distillato non è soltanto un prodotto artigianale: è un frammento di identità siciliana.
«La sicilianità di questo prodotto ha almeno tremila anni», spiega.
Nel suo racconto convivono infatti la grecità degli Iblei, le antiche pratiche contadine, le influenze spagnole sulla distillazione e perfino i commerci mediterranei. Non è un caso che Rametta definisca il suo prodotto una sorta di “rum siciliano”: nasce dalla fermentazione dell’idromele e dalla successiva distillazione del miele.
Un processo che parte dal recupero del miele residuo della sceratura dei telaini degli apiari.
«Quello che rimane dopo l’estrazione viene lavato e trasformato in una melassa zuccherina ancora perfetta per la fermentazione», racconta mostrando le fasi della lavorazione.
È una produzione che unisce memoria e tecnica, ma anche ricerca scientifica. Gli studi citati dalla distilleria documentano infatti l’esistenza storica dello “spirito di miele” e di una sua particolare variante con gileppo, una glassa zuccherina della tradizione mediterranea utilizzata soprattutto nella pasticceria secca degli Iblei.
Ed è proprio il legame con il territorio il centro dell’intero progetto.
La distilleria sta infatti lavorando insieme ad ARAS per costruire un protocollo che coinvolga direttamente gli apicoltori locali, creando nuove possibilità produttive per un settore oggi sempre più esposto alla concorrenza dei mieli importati dall’estero.
«Il mercato è invaso da prodotti etichettati come miele extra UE — spiega Rametta — spesso di qualità bassissima. Noi invece vogliamo valorizzare il miele siciliano e dare agli apicoltori nuovi strumenti economici».
L’idea è quella di ampliare il paniere dell’apicoltura: non soltanto miele, ma anche idromele, distillati, propoli, cosmetici e prodotti artigianali collegati alla filiera.
Una visione che guarda all’economia del territorio, ma senza perdere il senso profondo dell’autenticità.
«Noi siamo craft già adesso — dice — perché siamo autentici. Non abbiamo scelto di fare whisky o vodka. Abbiamo scelto un prodotto siciliano».
Una filosofia che emerge anche nei dettagli: nelle etichette ispirate alla storia greca degli Iblei, nei riferimenti archeologici all’idromele consumato nella Sicilia antica, nei turisti che arrivano persino da Malta per visitare la distilleria e ascoltare i racconti sulla colonizzazione corinzia e sulle antiche tecniche di distillazione.
Dietro ogni bottiglia non c’è soltanto una produzione artigianale, ma un intreccio di storia, territorio e appartenenza. Ed è in questo equilibrio tra memoria e presente che lo “spirito di miele” degli Iblei continua a raccontare una Sicilia che non vuole smettere di riconoscersi nelle proprie radici.











