C’è una Sicilia che non si lascia raccontare soltanto attraverso le sue vigne, i suoi paesaggi o le sue denominazioni. C’è una Sicilia fatta di volti, scelte, ritorni, sfide, intuizioni e radicamento.
È questa l’Isola che Valeria Lopis, giornalista, sommelier, esperta di enogastronomia e oggi anche scrittrice, ha scelto di attraversare nel suo libro La Sicilia delle donne e del vino. Un’opera che nasce dal desiderio di raccogliere oltre trenta storie, quasi tutte al femminile, ma con uno sguardo inclusivo, capace di accogliere anche figure maschili.
Storie diverse, accomunate da un elemento forte: la capacità di trasformare la Sicilia attraverso il vino, il lavoro, la cura dei territori e una nuova idea di leadership.
Valeria, come nasce il desiderio di scrivere questo libro? «Nasce dal bisogno di mettere insieme tante storie che avevo incontrato, osservato e respirato nel corso degli anni. Sono storie di vita, di sfide, di successi, di imprese familiari, di percorsi professionali e personali che hanno in comune una cosa: stanno contribuendo a trasformare la Sicilia. Ho voluto legarle ai territori e alle denominazioni, perché la nostra Isola ha una straordinaria vocazione vitivinicola e ogni zona racconta qualcosa di diverso. Il libro è un viaggio nella Sicilia del vino, ma soprattutto nella Sicilia delle persone che quel vino lo immaginano, lo producono, lo custodiscono e lo fanno conoscere».
Nel titolo viene prima “la Sicilia delle donne” e poi “del vino”. È una scelta precisa? «Sì, assolutamente. Il vino è il filo conduttore, ma al centro volevo mettere l’umanità. Prima le persone, poi la geografia. Perché non esiste geografia senza umanità e non esiste umanità senza geografia. Ogni territorio ha senso perché ci sono uomini e donne che lo abitano, lo interpretano, lo proteggono e lo trasformano. Il vino diventa quindi una chiave di lettura, uno strumento per attraversare l’Isola, ma non è mai soltanto un prodotto. È relazione, memoria, economia, paesaggio, identità. Il libro ha una struttura molto giornalistica, quasi da reportage. Attraverso le storie delle protagoniste si raccontano anche i cambiamenti sociali, produttivi e culturali che attraversano la Sicilia contemporanea».
Nel mondo del vino le donne incontrano ancora difficoltà o oggi si può parlare di parità? «Per quello che ho potuto osservare in Sicilia, oggi il mondo del vino è molto paritario. Ho respirato una reale equità, soprattutto nelle associazioni di categoria, nei percorsi formativi e negli ambienti in cui si costruisce il futuro dei degustatori e dei professionisti. Ci sono moltissime donne in prima linea. Donne preparate, intuitive, competenti, capaci di leggere le sfumature e di portare uno sguardo prezioso. Ma non credo sia corretto trasformare questo in una competizione tra uomini e donne. Nel libro cerco di raccontare soprattutto la complementarietà. Il talento femminile oggi è molto visibile, forse statisticamente più evidente in certi contesti, ma il punto è che uomini e donne possono camminare insieme, contribuendo ciascuno con la propria sensibilità e con la propria professionalità».
C’è una storia del libro a cui sei particolarmente legata? «Ce ne sono tante, perché ogni storia mi ha lasciato qualcosa. Nel libro si parla di sorellanza, maternità, attaccamento al territorio, impresa, memoria. Ma c’è un passaggio a cui sono particolarmente legata: quello dedicato a Marisa Leo. Ho avuto la possibilità di restituire una memoria professionale a una donna che è stata nostra amica e socia delle Donne del Vino. Attraverso le parole di Samantha Di Laura, la manager che l’ha assunta, ho potuto ricostruire alcuni successi professionali di Marisa, che io stessa avevo visto nascere e crescere negli anni. Di Marisa si è parlato molto come madre, figlia, sorella, amica. Tutto questo è fondamentale, ma mancava forse un pezzo altrettanto importante: la sua identità professionale. Ho sentito il bisogno di restituirla. Ogni donna che ha costruito una carriera merita che quella parte della sua vita venga riconosciuta, raccontata e ricordata».
Il libro ha anche una finalità solidale legata proprio alla memoria di Marisa Leo. «Sì, perché sentivo che dalle parole bisognava passare ai fatti. Parte dei proventi del libro andrà a sostenere i progetti della Marisa Leo APS, l’associazione nata per ricordarla e per aiutare le vittime di violenza e tutelare i minori in difficoltà».
Cosa vorresti che restasse al lettore dopo l’ultima pagina? «Vorrei che restasse la curiosità. La voglia di conoscere queste donne non solo attraverso le parole, ma anche attraverso i loro vini, le loro vigne, le cantine che custodiscono, i territori in cui coltivano bellezza. Il libro non vuole essere una conclusione, ma un invito. Un invito a guardare la Sicilia con occhi nuovi».
Da sommelier, c’è un vino che ami in modo particolare? «Mi piacciono tutti, ma li abbino alla compagnia. Il vino, per me, è relazione. Dipende dal momento, dalle persone, dal contesto. Non esiste un vino assoluto, esiste il vino giusto per quella situazione».
E con Sud Gusto che vino berresti? «Con Sud Gusto sicuramente una bollicina frizzante. Qualcosa di vivo, allegro, capace di accompagnare una conversazione bella e dinamica».
Dove si può trovare il libro e quali sono i prossimi appuntamenti?
«Il libro è disponibile sulle principali piattaforme online, da Amazon a IBS e Feltrinelli. Si trova anche fisicamente nelle librerie Feltrinelli, Mondadori e nelle librerie indipendenti. Se non è disponibile in scaffale, può essere ordinato facilmente».
La Sicilia delle donne e del vino è dunque molto più di un libro sul vino. È il ritratto di un’Isola che cambia attraverso chi ha scelto di restare, costruire, custodire e innovare. Una Sicilia in cui il vino diventa voce, memoria, futuro.











