
Un modello produttivo radicato, identitario, ma ancora poco compreso. I vignaioli indipendenti siciliani rilanciano da Catania una sfida che è insieme culturale ed economica: ottenere riconoscimento, visibilità e spazio all’interno del sistema vitivinicolo.
È questo il cuore della delegazione siciliana della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI), che pone al centro non solo le criticità del settore, ma anche le prospettive di crescita di un comparto sempre più dinamico e strategico per il territorio.
Un appuntamento che guarda già al prossimo evento pubblico: il “Sabato del Vignaiolo”, in programma il 9 maggio in piazza Scammacca a Catania, a partire dalle ore 17, quando produttori e cittadini si incontreranno senza filtri, tra degustazioni, racconti e confronto diretto.
Un modello ancora poco riconosciuto
I vignaioli indipendenti rappresentano una realtà viva e diffusa nei territori, ma la loro identità resta ancora poco chiara sia per i consumatori sia per parte dello stesso settore produttivo. Eppure, comprenderne il ruolo significa affrontare un passaggio fondamentale per riequilibrare la filiera, rafforzare la sostenibilità economica e garantire maggiore trasparenza.
Alla base c’è un principio semplice quanto rivoluzionario: la filiera verticale, in cui il vignaiolo segue direttamente tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione dell’uva fino all’imbottigliamento.
A rappresentare questo modello è anche il simbolo FIVI: Ampelio, figura stilizzata che porta una cesta d’uva sulla testa, la cui ombra si trasforma in bottiglia. Un’immagine che racconta con immediatezza il senso di un lavoro senza intermediazioni, fondato sulla responsabilità diretta.
Le criticità: normativa, burocrazia e rappresentanza
A delineare il quadro è stata Carmela Pupillo, vicepresidente nazionale FIVI, che ha evidenziato la crescita dell’associazione in Sicilia, con una presenza particolarmente forte nell’area orientale.
«La delegazione siciliana è cresciuta negli anni – ha spiegato – soprattutto dove esiste una maggiore vocazione alla filiera verticale. Il nostro obiettivo è promuovere un modello che rappresenta la spina dorsale del sistema vitivinicolo».
Ma accanto alla crescita, restano criticità importanti. Prima fra tutte, l’assenza di un riconoscimento giuridico specifico della figura del vignaiolo indipendente, a differenza di quanto avviene in altri Paesi come la Francia.
«In Italia siamo tutti indistinti – ha sottolineato Pupillo – dal piccolo produttore alla grande cooperativa. Questo crea un limite strutturale, anche nell’accesso alle opportunità».
Un esempio riguarda i bandi per la promozione nei Paesi terzi: «Abbiamo chiesto di abbassare le soglie minime di accesso, perché erano di fatto inaccessibili per le piccole aziende. Con parametri più equi, molte realtà siciliane potrebbero finalmente entrare nei mercati internazionali».
Tra le sfide aperte anche quella dell’enoturismo e della distribuzione: «Oggi non possiamo spedire facilmente il vino ai turisti che visitano le cantine. Servono meccanismi fiscali più uniformi per facilitare questi processi».
Il nodo culturale e la percezione del consumatore
Sul fronte della percezione pubblica è intervenuto Andrea Annino, delegato regionale FIVI Sicilia, sottolineando una criticità ancora irrisolta.
«In Sicilia non è ancora chiaro cosa significhi essere vignaiolo indipendente. Il consumatore spesso non sa che si tratta di chi lavora esclusivamente le proprie uve e segue l’intera filiera produttiva».
Un elemento che si traduce in un valore identitario forte: «Il vignaiolo firma il proprio prodotto in ogni fase. Non acquista uva, non imbottiglia vino di altri. Questo è il senso della dicitura “integralmente prodotto e imbottigliato all’origine”».
Eppure, a questa responsabilità diretta corrisponde una complessità amministrativa elevata. «Il vignaiolo indipendente svolge tre lavori contemporaneamente: agricoltore, vinificatore e imbottigliatore. Questo comporta una burocrazia tripla, oltre a quella d’impresa».
Un altro nodo riguarda la rappresentatività nei consorzi: «Il sistema di voto proporzionale alla quantità prodotta penalizza i piccoli produttori, che di fatto non incidono nelle decisioni».
Nonostante ciò, il modello continua ad attrarre nuove realtà: «Ci sono molti produttori che stanno lavorando per diventare vignaioli indipendenti. Questo dimostra che il modello è credibile e ha prospettive di crescita».
Il 9 maggio la sfida si sposta in piazza
Il “Sabato del Vignaiolo” rappresenta, in questo senso, un banco di prova concreto. Per la prima volta, i vignaioli indipendenti scelgono uno spazio urbano aperto per dialogare direttamente con i cittadini.
«Piazza Scammacca nasce come luogo di incontro e racconto delle eccellenze – ha dichiarato Nicola Vitale –. Ospitare i vignaioli significa rafforzare questa vocazione e creare un confronto diretto».
Sulla stessa linea Giulia Fichera, che ha sottolineato il valore dei format partecipativi: «Aprire il dialogo significa avvicinare nuovi interlocutori e valorizzare non solo il prodotto, ma anche le storie e i territori».
Il programma
L’appuntamento prenderà il via alle ore 17 con l’apertura dei banchi d’assaggio.
Alle 18 spazio alla masterclass sui vini rossi a cura di AIS con Mariagrazia Barbagallo, mentre alle 18:30 sarà la volta dei bianchi con ONAV e Danilo Trapanotto.
Alle 19:30 il talk centrale, coordinato da Rosa Maria Di Natale, con gli interventi di Carmela Pupillo, Andrea Annino, rappresentanti del settore e delle associazioni di categoria.
Prevista anche una degustazione di olio d’oliva a cura della FIOI – Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti.
A chiudere la serata, dalle 21, il dj set in vinile con Frankie Raiti & K.V.A.










