
Là dove il vento accarezza i filari e il mare scandisce il ritmo delle giornate, la Tenuta di Castellaro riapre le porte e inaugura una nuova stagione all’insegna dell’enoturismo e dell’accoglienza. Dal 25 aprile la cantina torna a vivere, rilanciando un progetto che unisce vino, paesaggio e cultura nel cuore delle Eolie.
Con la riapertura, torna protagonista anche il Castellaro Bistrot, che si presenta con una proposta gastronomica rinnovata e una collaborazione di rilievo: alla guida della cucina arrivano Giuseppe Geraci e Alessandra Quattrocchi, fondatori del Modì, realtà consolidata della ristorazione messinese.
Una scelta che segna un passaggio importante per la tenuta guidata da Massimo Lentsch, che continua a investire in un modello di ospitalità capace di valorizzare il territorio attraverso esperienze immersive e di qualità.
«Ogni riapertura rappresenta per noi un nuovo inizio – sottolinea Lentsch – un momento in cui si rinnovano prospettive e visioni, senza perdere il legame con la bellezza di questo luogo. La collaborazione con Geraci e Quattrocchi nasce in modo naturale: condividiamo lo stesso approccio alla materia prima, alla stagionalità e alla valorizzazione dei sapori della Sicilia».
Un bistrot tra identità e sperimentazione
Il Castellaro Bistrot, aperto dalla colazione alla cena con formula à la carte, si propone come uno spazio in cui vivere un’esperienza enogastronomica completa. I piatti dialogano con le etichette della tenuta, con i vini dell’Etna Doc firmati dallo stesso Lentsch e con una selezione internazionale di vigneron francesi, in un equilibrio studiato per esaltare aromi e struttura.
La cucina di Geraci e Quattrocchi si muove tra memoria e innovazione, reinterpretando la tradizione siciliana con uno sguardo contemporaneo. Il menu attraversa mare e terra: dal crudo di pesce con mango, arachidi e salsa al pesce fermentato, agli spaghettoni aglio, olio e peperoncino con bottarga di tonno e polvere di pomodoro; dal ragù bianco di coniglio con colatura di provola al tubetto con zucchina lunga e gamberi.
Tra i secondi emergono il tonno scottato con crema di melanzana e salsa agrodolce, la cotoletta di pesce azzurro con maionese al cappero e peperoni arrosto, fino agli involtini di manzo alla messinese. I dessert chiudono il percorso con note di freschezza e memoria: ricotta con agrumi e capperi canditi, mousse al cioccolato e caramello salato.
Accanto alla proposta à la carte, il Menu della Tenuta offre un percorso degustazione completo, con abbinamenti studiati per raccontare in modo coerente il territorio.
Un nuovo capitolo, senza perdere le radici
Per Geraci e Quattrocchi, l’esperienza di Castellaro rappresenta un’evoluzione naturale del percorso iniziato con il Modì.
«Dopo quindici anni – raccontano – abbiamo sentito il bisogno di metterci alla prova con qualcosa di diverso. Non è un distacco, ma un ampliamento. Il Modì resta il nostro punto fermo, mentre Castellaro è un nuovo capitolo: più essenziale, forse più immediato, ma capace di mantenere intatta la nostra identità».
Esperienze tra vigna e cucina
La stagione 2026 segna anche un ampliamento dell’offerta enoturistica: oltre alle visite e degustazioni, saranno proposte cooking class guidate dallo chef Geraci, abbinate a degustazioni, e nuove esperienze in vigna con light lunch, pensate per avvicinare i visitatori al lavoro agricolo e alla dimensione autentica del paesaggio.
Il Bistrot si inserisce armoniosamente nel progetto architettonico della cantina, firmato dagli architetti Michele Giannetti e Alessandro Dalpiaz dello studio Dalpiaz Giannetti Architekten di Amburgo, rafforzando l’identità di un luogo che fa della bellezza e della sostenibilità i suoi pilastri.
Con la riapertura, Tenuta di Castellaro conferma così la propria vocazione: offrire un viaggio completo tra vino, cucina e territorio, dove ogni esperienza diventa racconto e ogni racconto si trasforma in memoria.










