In occasione della Festa dei Fiori di Acireale che inebria i primi tre giorni di maggio, la città di Acireale ha ospitato la tappa conclusiva de “I Sapori dell’Etna”, un evento enogastronomico che ha trasformato la primavera in un racconto culinario fatto di colori, profumi e sperimentazione.
All’interno della manifestazione, le masterclass d’autore hanno rappresentato il cuore pulsante dell’iniziativa, offrendo al pubblico non solo dimostrazioni tecniche, ma vere e proprie narrazioni gastronomiche.
A guidare questo percorso sono stati chef di grande esperienza, tra cui Pasquale Caliri, Salvo Sardo, Giovanni Gambuzza, Rosario Leonardi e Mario Failla, che hanno reinterpretato i prodotti del territorio etneo con uno sguardo contemporaneo, senza mai perdere il legame con la tradizione.
Ed è proprio sul concetto di tradizione che si è sviluppato uno dei momenti più interessanti dell’incontro: “Non si tratta di essere noiosi, tradizione significa conoscere le proprie radici, tutelare ciò che viene dal passato e usarlo per nutrire il presente”.
Un’idea di cucina, quindi, che non guarda indietro con nostalgia, ma utilizza la memoria come base per innovare.
Un tema che ha aperto anche a riflessioni più critiche.
“I piatti della tradizione nascono per la famiglia, per poche persone, quando li portiamo nelle sagre e li prepariamo per centinaia di persone, inevitabilmente li snaturiamo”.
Una provocazione che invita a interrogarsi sul rapporto tra autenticità e diffusione, tra identità e adattamento.
Tecnica e creatività: i segreti degli chef
Sul piano pratico, le masterclass hanno mostrato come questa filosofia possa tradursi in cucina.
I fiori commestibili, veri protagonisti dell’evento, sono stati utilizzati non solo come elemento decorativo, ma come ingredienti capaci di definire gusto e struttura dei piatti.
Grande attenzione è stata dedicata anche alle tecniche.
È stato spiegato, ad esempio, cosa si intende per “dressing”: un’emulsione composta generalmente da tre parti di olio e una parte acida, come aceto o limone.
Anche preparazioni più complesse, come una maionese senza uova realizzata con latte di mandorla e altri ingredienti, hanno mostrato come la cucina moderna possa reinventare i classici attraverso nuove soluzioni tecniche.
La senape, ad esempio, è stata indicata come un ottimo emulsionante naturale.
Interessante anche il passaggio sulla lavorazione del pesce, uno dei piatti presentati nel corso delle masterclass: dopo aver pulito il filetto, questo viene adagiato sulla farcia e sottoposto a una prima cottura che permette alla farcia di compattarsi e mantenere la forma, per poi essere rifinito in padella.
Un esempio concreto di come tecnica e creatività si intreccino nella costruzione di un piatto.
Oltre il gusto: cucina, cultura e identità del territorio etneo
L’evento ha offerto anche spunti di riflessione più ampi sul valore culturale della cucina.
“Se ti lasci guidare da professionisti la cucina può regalarti emozioni profonde”, a dimostrazione di come il cibo non sia solo nutrimento, ma esperienza, racconto e identità.
In questo contesto si inserisce anche il riferimento a nuove progettualità legate al territorio etneo, come la nascita di Slow Food Etna.
Il movimento Slow Food, fondato nel 1986, promuove un modello alimentare basato su qualità, sostenibilità e rispetto delle tradizioni locali, in contrapposizione alla standardizzazione del fast food.
“I Sapori dell’Etna” si conferma così non solo come un evento gastronomico, ma come un laboratorio di idee, dove tradizione e innovazione dialogano continuamente.
Un trionfo di sapori e colori che racconta il territorio attraverso una cucina consapevole, creativa e profondamente identitaria.










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