
Ad Acireale ha preso il via un nuovo progetto enogastronomico che si presenta fin da subito come qualcosa di più di una semplice cena: un’esperienza costruita per essere vissuta, attraversata, ascoltata. Si chiama “Pizza • Wine • Club – Taste, Sound & Vinyl Vibes” ed è il format ideato da Magatama, articolato in tre appuntamenti che si sviluppano come un racconto progressivo, dove ogni serata aggiunge un tassello a un mosaico fatto di cucina, vino, musica e identità territoriale.
La prima serata, andata in scena il 22 aprile, ha aperto questo percorso con un’impronta chiara e riconoscibile: niente impostazione tradizionale, nessuna distanza tra sala e cucina, ma un’idea di immersione totale in cui il confine tra chi prepara e chi assaggia si assottiglia fino quasi a scomparire. Gli chef non restano dietro le quinte, ma entrano nel racconto, si muovono tra i tavoli, spiegano, raccontano, costruiscono un dialogo diretto con gli ospiti.
A legare ogni momento, come un filo continuo e invisibile, c’è la musica. Non una semplice colonna sonora di sottofondo, ma una presenza viva, materica, affidata a una selezione di vinili anni ’70 e ’80 che scandiscono il ritmo della serata dall’inizio alla fine. Il suono del disco, con le sue sfumature calde e leggermente imperfette, riempie lo spazio senza mai invaderlo, creando una sorta di atmosfera sospesa in cui il tempo sembra rallentare.
Protagonisti della prima serata sono stati il pizzaiolo Giuseppe Pavone di Magatama e lo chef Seby Sorbello, patron dei ristoranti Sabir e Amocù, che hanno dato vita a una costruzione gastronomica condivisa.
Come ha raccontato lo chef Seby Sorbello, l’idea alla base della collaborazione va oltre la semplice somma di competenze: “Una cena a quattro mani non è semplicemente la somma di due percorsi, ma l’incontro tra visioni e approcci diversi alla cucina. Questa sera abbiamo unito due professionalità distinte, quella di un pizzaiolo e quella di un cuoco. Ho scelto di portare alcuni miei piatti rappresentativi perché credo possano dialogare con contesti diversi; quando vengono abbinati a lievitati ben studiati, il risultato funziona e trova un suo equilibrio.”
Accanto alla cucina di Sorbello, il lavoro di Giuseppe Pavone si concentra su una ricerca rigorosa dedicata alle farine e alla struttura del lievitato. Il suo approccio parte da un utilizzo esclusivo di farine siciliane e da uno studio costante degli impasti, declinati tra pizza contemporanea e lavorazioni al padellino.
I suoi lievitati si distinguono per leggerezza, scioglievolezza e armonia. La base diventa così un materia flessibile ma riconoscibile, capace di adattarsi a interpretazioni gastronomiche articolate nei topping, pur mantenendo una precisa identità di lavorazione.
“Questo progetto nasce dal desiderio di dare al lievitato una sua centralità espressiva,” ha spiegato Pavone. “Non lo considero un semplice supporto, ma una parte viva del piatto. Lavoro su farine siciliane e su impasti che rispettano tempi naturali e lunghi, perché è lì che si sviluppano struttura, profumi e identità. L’obiettivo è ottenere basi leggere ma stratificate, capaci di dialogare con la cucina senza perdere profondità e carattere.”










