Il vino si conferma sempre più un linguaggio capace di raccontare territori, identità e culture, trasformandosi in occasione di incontro e condivisione. Ed è proprio questo lo spirito che ha animato la manifestazione, che ha richiamato centinaia di wines lovers, operatori del settore e appassionati provenienti da tutta la Sicilia e non solo, uniti dal tema dell’incontro: tra produttori e pubblico, tra tradizione e innovazione, tra storie diverse accomunate dalla stessa passione per il mondo del vino.
La XVII edizione di Contrade dell’Etna, andata in scena al Sikania Garden Village di Randazzo, ha confermato tutto questo, trasformando due giornate di degustazioni e confronto in una vera celebrazione del territorio etneo. E i numeri parlano chiaro: quasi 100 cantine presenti, circa 3.000 bottiglie stappate, oltre 45.000 assaggi e una partecipazione imponente di operatori Horeca, giornalisti, buyer, appassionati e wine lovers provenienti da tutta la Sicilia.
Tra i banchi d’assaggio si respirava entusiasmo autentico. C’erano giovani curiosi alla ricerca del primo grande rosso dell’Etna, coppie arrivate da Palermo, Siracusa e Ragusa per vivere il weekend tra vino e territorio, professionisti del settore, ristoratori, sommelier, ma anche tanti semplici appassionati attratti da un fenomeno che continua a crescere anno dopo anno.
Un popolo del vino sempre più ampio, trasversale e consapevole, che dimostra come il settore stia vivendo una fase di evoluzione e trasformazione.
Contrade dell’Etna nasce da un’intuizione visionaria del produttore Andrea Franchetti, che comprese prima di molti altri la forza straordinaria del vulcano e delle sue contrade.
Nel tempo, la manifestazione è diventata un appuntamento imprescindibile per il mondo enologico italiano, mantenendo però intatta la sua anima originaria: quella di un evento aperto, democratico, capace di mettere sullo stesso piano grandi aziende, piccoli produttori, addetti ai lavori e semplici appassionati.
Oggi l’organizzazione è affidata alla società Crew, che ha saputo accompagnare la crescita dell’evento rafforzandone anche il respiro internazionale senza perdere il legame con il territorio. E proprio il territorio è stato il grande protagonista di questa edizione.
L’Etna continua infatti a rappresentare uno dei fenomeni più interessanti del panorama vitivinicolo contemporaneo. Un modello produttivo che punta sulla qualità, sull’identità e sulla forza narrativa dei luoghi. Non più soltanto vino, ma esperienza, paesaggio, cultura e turismo.
Ad aprire la manifestazione è stato il talk inaugurale “L’arte di vendere il vino”, un confronto, moderato da Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di Gusto che ha riunito alcune delle figure più autorevoli del settore: Francesco Cambria, presidente del Consorzio Etna Doc, Federico Veronesi, Ceo di Signorvino, Francesco Ferreri di Coldiretti Sicilia, Giuliano Rossi di Vinarius, Giusy Vitale di Prezzemolo & Vitale e Giuseppe Figlioli, presidente di Assoenologi Sicilia.
Dal dibattito è emersa una convinzione condivisa: il vino continua a crescere, ma cambiano linguaggi, mercati e consumatori. Oggi il pubblico cerca autenticità, territorialità e storie vere. E l’Etna, in questo scenario, sembra avere tutte le caratteristiche per continuare a imporsi come uno dei territori più dinamici e desiderati del Mediterraneo.
Non a caso, tra gli spunti più interessanti emersi durante le giornate, si è parlato anche di innovazione, intelligenza artificiale applicata al vino e nuove strategie per affrontare i mercati internazionali. Assoenologi Sicilia ha inoltre lanciato la proposta di un contest internazionale dedicato ai vini dell’Etna, pensato per rafforzare ulteriormente la presenza del territorio all’estero.
Molto partecipate anche le masterclass e gli approfondimenti dedicati all’olio extravergine di oliva promossi da Coldiretti Sicilia insieme alla Fondazione Evoo School, segno di una filiera agroalimentare che punta sempre più sulla valorizzazione integrata delle eccellenze del territorio.
A rendere ancora più forte il senso di appartenenza collettiva è stata anche la presenza delle istituzioni locali. Diversi sindaci del comprensorio etneo hanno partecipato all’inaugurazione, lanciando insieme un simbolico “Viva l’Etna”, diventato quasi il manifesto emotivo di questa edizione.
Ma il dato più significativo resta forse quello umano. Contrade dell’Etna 2026 ha raccontato una Sicilia che si muove, che investe sulla qualità e che continua a credere nella forza della propria identità. Una Sicilia giovane, internazionale e profondamente legata alla terra.
Tra calici alzati, racconti di vendemmie, degustazioni e incontri, Randazzo si è trasformata ancora una volta nel cuore pulsante del vino siciliano. E mentre si chiude un’edizione definita dagli organizzatori “la migliore di sempre”, lo sguardo è già rivolto al futuro.










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