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Sicilia, 604 pazienti aspettano un rene: a Palermo la cucina diventa racconto di speranza e dignità

2026-03-18 05:00

Redazione

Focus, Lifestyle, nefrochef--il-gusto-della-vita, arnas-civico-di-palermo,

Sicilia, 604 pazienti aspettano un rene: a Palermo la cucina diventa racconto di speranza e dignità

La sede scelta, Gambero Rosso Academy – Città del Gusto, ha trasformato per un giorno la cucina in uno spazio di racconto umano prima ancora che gastronomico

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In Sicilia ci sono 604 persone che ogni giorno vivono sospese in un tempo fragile, fatto di attese, controlli clinici, terapie e speranze che non possono permettersi di fermarsi. Sono uomini e donne inseriti nella lista per il trapianto di rene: 126 all’ARNAS Civico di Palermo, 331 all’ISMETT e 117 al Policlinico di Catania. 

 

Dietro questi numeri si muove una realtà sanitaria ampia e spesso invisibile: quella della malattia renale cronica, una condizione che nell’isola coinvolge migliaia di persone e impone una quotidianità segnata da limiti severi, dialisi, attese e continue rinunce.

 

È da questa realtà che nasce Nefrochef – Il Gusto della Vita, iniziativa promossa a Palermo in occasione della Giornata mondiale del rene dalla Fondazione Italiana del Rene, guidata da Angelo Ferrantelli, direttore dell’unità operativa complessa di nefrologia, dialisi e trapianto renale dell’Arnas Civico di Palermo, insieme a Marco Guarneri, direttore dell’unità di nefrologia e dialisi del Policlinico universitario di Palermo.

 

La sede scelta, Gambero Rosso Academy – Città del Gusto, ha trasformato per un giorno la cucina in uno spazio di racconto umano prima ancora che gastronomico. Ai fornelli sono entrati dodici pazienti affetti da gravi patologie renali, accompagnati dai loro caregiver, chiamati a misurarsi con ingredienti, tecniche e ricette sotto la guida di alcuni tra i nomi più autorevoli della cucina italiana. 

 

Un’esperienza in cui la medicina ha incontrato la concretezza della vita quotidiana, là dove il cibo per chi soffre di insufficienza renale non è mai soltanto nutrizione, ma una disciplina rigorosa fatta di rinunce continue.

 

A guidare i partecipanti sono stati chef di primo piano come Nino Graziano, Tony Lo Coco, Pino Cuttaia e Carmelo Trentacosti, affiancati dagli chef internazionali Mario Peqini e Pietro La Torre. In cucina non si è trattato semplicemente di realizzare piatti equilibrati, ma di restituire dignità e piacere a un’alimentazione che spesso i pazienti percepiscono come un sacrificio costante.

 

L’obiettivo era chiaro: dimostrare che anche una dieta nefropatica può diventare esperienza di qualità, senza perdere il valore del gusto. Una sfida simbolica ma profondamente concreta, perché il rapporto con il cibo, per chi affronta una patologia renale cronica, rappresenta uno dei fronti più difficili della quotidianità.

 

I numeri raccontano con chiarezza il peso sanitario del fenomeno. Nel 2025 in Sicilia i pazienti dializzati sono stati 5.413, mentre 639 hanno iniziato il percorso dialitico nello stesso anno. Un dato che conferma quanto la patologia renale continui ad avere una diffusione elevata, nonostante i progressi terapeutici.

 

«Oggi i nuovi farmaci e le nuove molecole ci consentono di curare meglio i nostri pazienti e di rallentare l’ingresso in dialisi – spiegano Ferrantelli e Guarneri – ma restano ancora moltissime le persone costrette a sottoporsi a trattamenti dialitici».

Anche sul fronte dei trapianti i numeri mostrano luci e ombre. Nel 2025 in Sicilia sono stati eseguiti 228 trapianti da donatore cadavere, di cui 97 renali. Un risultato importante, ma ancora insufficiente rispetto alla domanda reale.

 

Il dato più critico resta infatti quello delle liste d’attesa: 604 pazienti attendono un rene, mentre circa 4.500 pazienti dializzati siciliani avrebbero i requisiti per aspirare all’inserimento nelle liste trapianto, ma solo una parte riesce concretamente ad accedervi.

 

Il tema si intreccia inevitabilmente con quello della donazione degli organi, sul quale gli specialisti richiamano l’attenzione: negli ultimi anni è tornato a crescere il numero delle opposizioni familiari, anche in presenza di volontà favorevole già espressa dal donatore.

 

Per questo l’iniziativa palermitana ha assunto anche un forte valore culturale, sintetizzato nello slogan scelto per l’edizione di quest’anno: “Proteggi i tuoi reni oggi: la prevenzione salva la tua vita, la donazione può salvarne molte altre”.

Tra i partecipanti anche il giornalista Wladimir Pantaleone, paziente da tre anni e mezzo in attesa di trapianto, presente insieme alla figlia Vittoria. La sua testimonianza ha restituito il senso più autentico della giornata: «Quando si parla di cibo, per noi pazienti la difficoltà più grande è resistere alle tentazioni. Bisogna imparare ogni giorno a trovare alternative valide, senza perdere il rapporto con il piacere del mangiare».

 

Accanto ai pazienti, un ruolo centrale lo hanno avuto anche i caregiver, presenza spesso silenziosa ma decisiva nel percorso della malattia. Come la dottoressa Laura Alioto, che ha partecipato per sostenere un amico affetto da patologia autoimmune, scegliendo di trasformare l’esperienza in un gesto concreto di vicinanza e apprendimento.

 

Alla fine della competizione la giuria ha premiato Marco Coppola per l’antipasto, Pietro Salamone per il primo piatto, Daniele Favata per il secondo e Davide Bologna per il dessert. Ma il significato più forte della giornata è andato oltre il risultato.

Perché dentro ogni piatto preparato non c’era soltanto una ricetta ben eseguita. C’era la volontà ostinata di continuare a immaginare il futuro, nonostante la malattia.

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